Torrenieri“Breve viaggio nella storia dei Vini Toscani”

Non furono i Greci a portare in Italia la domesticazione della vite -come molti pensavano -, ma già in epoche remote gli Etruschi (popolo dell’Italia antica) avevano adottato le tecniche di domesticazione della vite silvestre.

Secoli più tardi, l’attenzione dei Medici, che erano proprietari di importanti fattorie dove si produceva vino anche di buona qualità, furono rivolte a migliorare la viticoltura ed a produrre vini esportabili. Il Granduca Cosimo III (Firenze, 14 agosto 1642 – Firenze, 31 ottobre 1723) inviò campioni dei migliori vini presso le corti ed i dignitari esteri accompagnandoli con copie del ditirambo “Bacco in Toscana”, di Francesco Redi (medico, naturalista e letterato italiano del secolo XVII), giubilante elogio del vino che offre un divertente catalogo dei vini toscani del tempo.
All’epoca si ricorse anche a disposizioni normative che crearono organismi di controllo della produzione e della qualità dei vini che venivano esportati dalle zone del Chianti, di Pomino, di Carmignano e del Valdarno superiore, zone di produzione che furono delimitate, fornendo un esempio di vere e proprie denominazioni di origine, anticipatrici delle attuali.

Dopo l’Unità d’Italia si pongono all’attenzione dei viticoltori toscani le teorie del marchese Vittorio degli Albizi, Socio Ordinario dell’Accademia dei Georgofili e proprietarie anche di aziende agrarie a Pomino e Nipozzano, che aveva maturato una grande esperienza in campo vitivinicolo nella Borgogna.
Fra il 1868 e il 1871 il Barone Bettino Ricasoli perfezionò con i vitigni autoctoni la formula del Chianti giunta fino ai nostri giorni (7/10 di Sangiovese, 2/10 di Canaiolo e 1/10 di Malvasia bianca, che non riteneva indispensabile per i vini destinati all’invecchiamento). Questo vino sarà destinato a divenire uno dei più celebri del mondo.
Anche in altre zone della Toscana dopo l’unità d’Italia proseguirono da parte di agricoltori più illuminati esperimenti per migliorare la qualità dei vini. A Montalcino nel 1865 si mise in luce la dinastia dei Biondi Santi e Clemente, nonno del più famose Ferruccio creatore del “Brunello”, vinse il primo premio ad un esposizione con un vino rosso mono-vitigno (Sangiovese), antenato del futuro grande Brunello.

I vini a Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG) della Toscana sono 12:
Brunello di Montalcino; Carmignano; Chianti Classico; Chianti Colline aretine, pisane, Colli senesi e Montalbano; Chianti Colli fiorentini, Montespertoli, Rufina; Morellino di Scansano; Vernaccia di San Gimignano; Vino Nobile di Montepulciano; Elba aleatico passito; Val di Cornia rosso; Suvereto; Montecucco.
I vini toscani di Denominazione di Origine Controllata (DOC) sono 37 (compresi 4 Vin Santo).
I vini toscani d’Indicazione Geografica Tipica sono 5, con diverse tipologie.

(Adattamento del testo di Alberto Cappelli, che ringraziamo per lo stupendo lavoro)

Bibliografia:
-AA.VV. – “Storia della vite e del vino in Toscana”, a cura dell’Accademia dei Georgofili, Ed. Polistampa, Firenze 2008
-Cinzia Dal Maso – “Gli Etruschi, Maestri delle vigne. Scoperto come fu addomesticata la vite selvatica, prima dei Greci” –
“La Repubblica” del 16.4.2006
-Titti Zecca – “Tracce di storia antica”, a cura di Emilio Piccolo e Letizia Lanza

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